Non poteva che essere questa la domanda da cui partire per questa nuova avventura
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Una cosa che mi colpiva sempre tanto di Piero Angela era la sua curiosità sterminata. Quando qualcuno gli chiedeva da dove nascesse, lui rispondeva senza esitare:
Quell’immagine mi è tornata spesso in mente: un bambino che consuma, più di ogni altro, il volume delle domande. A molti piacciono le risposte pronte, a Piero quello che insegnava a chiederle. Da lì, mi diceva, è nato tutto quanto: «il piacere di capire il come e il perché delle cose è proprio uno dei segreti che rendono la scienza così attraente».
Ecco, se dovessi spiegare in una riga perché tanti anni fa ho iniziato questo spazio di riflessione e dialogo, che da oggi si trasferisce qui e su Substack, direi proprio questo. Vorrei che l’Avviso ai Naviganti fosse, ogni domenica mattina, un piccolo libro dei “Perché?”. Non un posto dove trovare l’ultima risposta, ma dove ricominciare, ogni volta, a farsi la domanda giusta.
La curiosità non è un talento
C’è un equivoco su cui conviene fermarsi subito, visto che si sono aggiunte (e si aggiungeranno) persone che l’Avviso non l’hanno mai letto prima.
Spesso, tendiamo a pensare alla curiosità come a un dono: c’è chi ce l’ha e chi no, come l’orecchio per la musica. Ma non è così. La curiosità non è un talento riservato a pochi: è un muscolo. Si allena facendo domande, e si atrofizza quando smettiamo di farle, quando diamo per scontato il mondo intorno a noi, quando ci accontentiamo della prima spiegazione che passa, quando abbiamo troppa fretta per chiederci perché.
Qui, per me, la curiosità diventa qualcosa di più di un piacere. Essere curiosi è un modo per orientarsi: non ci regala mappe definitive (anche perché, nel mondo in cui viviamo, non esistono), ma ci dà una bussola. È la ragione per cui ci chiamiamo Naviganti: andiamo verso terre sconosciute, con il desiderio di esplorare e capire il mondo che ci circonda, e ci spingiamo sempre più al largo, mossi dalla curiosità, navigando nel grande mare dell’ignoto alla ricerca della meraviglia e della conoscenza.
Non servono tutte le risposte. Servono le chiavi
"Chiedetevi sempre perché" (Mondadori, 2026), il libro di Piero Angela curato da Massimo Polidoro.
Un paio di mesi fa è uscito per Mondadori Chiedetevi sempre perché, libro che ho curato a partire dalle carte di Piero Angela, e che continua a essere tra i più venduti. Ho pensato di aprire il libro con un meraviglioso testo, che Piero aveva scritto per un progetto divulgativo che poi aveva preso strade diverse e l’originale era rimasto inedito. Mi è sembrata un’introduzione perfetta.
Piero usa un’immagine che trovo illuminante. Diceva che, per capire il mondo, non serve conoscere ogni dettaglio: servono delle chiavi.
Lo trovo un pensiero liberatorio: non dobbiamo sapere tutto (nessuno potrebbe, non ci è riuscito ai suoi tempi nemmeno Leonardo da Vinci!), però possiamo imparare a riconoscere qualche regola del gioco, qualche passe-partout che apre porte diverse. Una buona domanda, spesso, è proprio questo: una chiave. Non ci consegna la verità in un colpo solo, ma può aprirci una porta da cui guardare il paesaggio da un punto più alto.
E le chiavi che preferisco sono quelle che, diceva Piero, servono «per orientarsi e per continuare a chiedersi il perché delle cose». Perché una buona domanda, quando è davvero buona, non chiude un discorso: ne apre altri cinque o sei.
Andare oltre l’ovvio
Attenzione, però, perché è facile esaurire le proprie domande se si parla sempre con le stesse persone, si fa sempre la stessa strada per andare al lavoro o si va in vacanza sempre negli stessi posti.
Un rimedio c’è: è sufficiente introdurre esperienze inconsuete, cambiare il contesto e infrangere le barriere autoimposte per lasciare margine all’inaspettato e ritrovarsi così con tante nuove possibilità, nuove domande e, chissà, magari anche qualche occasione in più.
Il risveglio della propria capacità di osservare il mondo è il primo passo per coltivare una mente curiosa. Quando riusciamo a rompere con le nostre abitudini percettive, non solo vediamo il mondo in modo più ricco, ma diventiamo inoltre più attenti e consapevoli di ciò che ci circonda.
Proprio come Leonardo da Vinci, anche noi possiamo imparare a vedere oltre l’ovvio, trasformando le esperienze più banali in occasioni di scoperta.
Leonardo, infatti, ci insegna che la curiosità è una questione di atteggiamento: non si tratta solo di fare grandi domande, ma di allenare l’occhio a cogliere dettagli sottili, di osservare con attenzione e di riflettere su ogni singola osservazione. E questa è una capacità che ognuno di noi può sviluppare con impegno e costanza.
Che cosa troverai qui
E, dunque, se è da tempo che mi segui, continuerai a trovare qui la mia consueta curiosità e il mio impegno di sempre nel provare a valutare le risposte possibili.
Se, invece, è la prima volta che ti capita sotto gli occhi l’Avviso ai Naviganti ecco qualche breve appunto, così sai cosa aspettarti.
Ogni domenica mattina ti arriverà questo Avviso. A volte parleremo della mente umana e dei modi curiosi in cui ci inganna; altre volte di scienza, di storia, di come costruiamo le nostre convinzioni; altre ancora sarà semplicemente un pensiero sul mondo complicato in cui ci troviamo a vivere.
Nella versione su Substack (se ti vorrai iscrivere) ti segnalerò quello che ho fatto in settimana (video, podcast, articoli, interviste, tv o altro) e gli appuntamenti in arrivo.
Quello che non troverai sono risposte facili. Ma se non le condivido non è perché ti voglio complicare la vita: è perché le risposte facili, quasi sempre, sono sbagliate. Quello che spero di offrirti, invece, sono domande migliori. E ogni tanto una chiave.
Non c’è fretta, e non serve prendere appunti. L’unica cosa che conta è ritagliarsi un momento (non a caso ho scelto la domenica mattina) per fermarsi e guardare il mondo con un po’ più di attenzione.
Perché ne vale la pena
Chiudo con le parole di Piero che mi hanno aiutato a chiudere il libro, perché dicono meglio di quanto potrei fare io il senso di tutto questo:
Ecco. Da oggi, ogni tanto, proveremo a farlo insieme.
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Grazie per sostenere Lucrezio anche in questo modo.
Divulgatore scientifico, scrittore e giornalista, è il cofondatore e Direttore di Lucrezio.
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