Come fanno certe persone a parlare all’incontrario?
CERVELLO

Come fanno certe persone a parlare all’incontrario?

Non è una magia, né un talento innato: con un po’ di allenamento, lo possiamo fare tutti. E la buona notizia è che ci farebbe anche bene.

Deagreez per iStock

C’è chi riesce a farlo per gioco, chi lo trasforma in una performance e chi lo pratica come esercizio mentale. Una cosa è certa, però: parlare al contrario non è un dono oscuro del demonio che richiede un esorcismo, ma un’abilità del cervello che può anche essere allenata.

Prima di tutto, però, è utile fare chiarezza su che cosa si intende quando una persona parla “all’incontrario” (reverse speech). Si possono fare cose diverse, infatti. La più comune consiste nell’invertire l’ordine delle sillabe di una parola: per esempio, tavolo diventa lo-vo-ta.

Un livello più complesso prevede l’inversione dei singoli fonemi, cioè dei suoni elementari che compongono le parole. E qui Roma diventa Amor.

La più spettacolare è l’inversione completa di una frase o addirittura di un discorso intero, in cui ogni suono viene pronunciato nell’ordine opposto a quello originale, come se si mandasse indietro una registrazione audio. Quest’ultima variante è quella che lascia davvero a bocca aperta, perché il risultato suona come una lingua straniera del tutto sconosciuta. E allora, se questa abilità non ha niente a che vedere con la magia, da che cosa dipende?

Non sono molti gli studi realizzati su questo tema, ma qualche ricerca è stata fatta e pubblicata su riviste scientifiche. Una tra le più recenti, pubblicata su Scientific Reports, è stata condotta nel 2020 da Adolfo Garcìa, un neurolinguista alla Universidad de San Andrés in Argentina, e ha fatto vincere allo scienziato un Ig Nobel Prize, premio sponsorizzato dall’Università di Harvard dal 1991 per ricerche che “prima fanno ridere e poi riflettere”. In effetti, capire come funziona la capacità di parlare al contrario apre riflessioni su come il cervello umano elabora il linguaggio in modi atipici e può far comprendere meglio i disturbi neurologici che colpiscono il linguaggio.

Una premessa: le regioni chiave del linguaggio si trovano in gran parte nell’emisfero sinistro del cervello. L’area descritta da Paul Broca, nella corteccia frontale, è essenziale per la produzione del linguaggio e per la programmazione dei movimenti articolatori. Quella individuata da Carl Wernicke, nel lobo temporale, è invece fondamentale per la comprensione. Secondo quello di Garcìa e anche altri studi, quando si parla al contrario queste aree devono collaborare in modo particolarmente stretto: la mente analizza la sequenza sonora, la manipola e poi la rimette in moto, ma invertita.

Le neuroimmagini del cervello hanno poi mostrato che chi parla al contrario ha più materia grigia e più connessioni tra neuroni non solo nelle aree del linguaggio legate ai suoni, ma anche in zone coinvolte nella comprensione del significato, nella vista e nel controllo dei processi mentali. Questo significa che parlare al contrario non attiva solo i normali circuiti del linguaggio, ma coinvolge diverse funzioni cognitive insieme.

Non si tratta necessariamente di un talento innato. Alcune persone possiedono una memoria di lavoro più efficiente o una maggiore sensibilità ai suoni della lingua, qualità che facilitano l’apprendimento di questa abilità. Tuttavia, con allenamento e pratica, molti possono migliorare sensibilmente. Come? Si può cominciare con parole brevi e foneticamente semplici, si procede per tentativi ed errori ascoltandosi, magari registrandosi e confrontando il risultato con la versione invertita ottenuta digitalmente. Col tempo, alcune inversioni vengono memorizzate come nuovi schemi motori, proprio come accade quando si impara una parola in una lingua straniera: all'inizio la si costruisce pezzo per pezzo, poi la si recupera direttamente come unità intera.

Quel che è certo è che questa curiosa abilità, oltre a essere un ottimo esercizio mentale, ci ricorda qualcosa di importante: il linguaggio, che diamo per scontato ogni giorno, è in realtà una delle operazioni più straordinariamente complesse che il nostro cervello compie. A volte basta girarlo al contrario per rendercene conto.

Fonti principali

M.J. Torres-Prioris, D. López-Barroso, E. Càmara, S. Fittipaldi, L. Sedeño, A. Ibáñez, M. L. Berthier & A. M. García, Neurocognitive signatures of phonemic sequencing in expert backward speakers, in Nature, 30 giugno 2020.

Marta Dore

Marta Dore

Giornalista, si è occupata di salute, tecnologia, cultura, migranti. È la caporedattrice di Lucrezio.