Unabomber: il fantasma del Nordest
GIALLI

Unabomber: il fantasma del Nordest

Tra il 1990 e i primi anni 2000, il Veneto e il Friuli Venezia Giulia vengono stretti in una morsa esplosiva: un bombarolo seriale compie diversi attentati dinamitardi senza, apparentemente, alcun movente a spingerlo. Saranno più di trenta gli ordigni esplosivi artigianali lasciati in luoghi pubblici o nascosti in oggetti o in prodotti di uso comune, che causano lesione lievi o molto gravi a parecchie persone, adulti e bambini. Nessuna rivendicazione, nessun messaggio o contatto con i carabinieri, la stampa lo soprannomina Unabomber, in analogia con il bombarolo statunitense Theodore Kaczynski. Ma chi era davvero il criminale che ha terrorizzato il nordest italiano per più di dieci anni?

Unabomber: un caso ancora aperto

Per più di un decennio, in una parte d'Italia che certamente molti di voi conoscono bene (con le sue sagre, i suoi mercati, le sue città d’arte e le sue spiagge adriatiche piene di gente d'estate) qualcuno ha costruito piccole trappole, nascoste tra gli oggetti e le cose di ogni giorno, attendendo pazientemente che qualcuno le trovasse, ferendo, anche gravemente, persone che di lui non sapevano niente. Cinque procure hanno coordinato le indagini, un uomo è stato arrestato, accusato, processato e poi scagionato, perché era innocente. Qualcuno, dentro quella stessa indagine, aveva mentito.

Ma nonostante tutto, il vero responsabile non è stato identificato, trasformando il caso Unabomber, a cui è dedicato questo episodio di Uno studio in nero, firmato da Manuel Leale, in uno dei più grandi e terrificanti misteri italiani.

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