Un affresco rovinato che nasconde un orribile segreto, un restauratore che riceve telefonate minatorie in un paesino omertoso, un vecchio registratore con incise le folli frasi di un pazzo. Sono gli elementi di qualche assurdo complotto? No, sono quelli di uno dei thriller più atipici, geniali e sinceramente spaventosi del cinema italiano. Parliamo de “La casa dalle finestre che ridono” di Pupi Avati, un regista le cui incursioni nel campo del cinema di genere hanno creato a loro modo degli spartiacque. Ma che cos’ha di tanto spaventoso e misterioso questo film?